4 Dicembre 2025
GIORNATA SUOLO: COLDIRETTI, CEMENTIFICAZIONE FA SPARIRE 1,2 MILIARDI DI CIBO ALL’ANNO

 

Il presidente regionale Barbacovi: "Anche il Trentino Alto Adige serve una più attenta pianificazione urbanistica del territorio che tuteli insediamenti agricoli e zootecnici"

La progressiva perdita di suoli agricoli, causata dalla cementificazione e dal deterioramento del territorio, comporta ogni anno la scomparsa di produzioni alimentari per un valore di 1,2 miliardi di euro. Un danno che mette in discussione la sovranità alimentare nazionale, in un contesto già reso fragile dalle tensioni geopolitiche. A lanciare l’allarme è Coldiretti, che rielabora dati Ispra in occasione della Giornata mondiale del suolo del 5 dicembre.

Le analisi dei Censimenti agricoli evidenziano come, tra il 2000 e il 2020, la superficie coltivabile del Paese sia passata da 18,8 a 16,1 milioni di ettari: una contrazione di 2,7 milioni di ettari, secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Istat. Un arretramento che ha pesanti ripercussioni sulla gestione del territorio e sulla tenuta idrogeologica, aggravando gli effetti della crisi climatica e degli eventi meteorologici estremi.

E la tendenza non accenna a frenare. L’ultimo Rapporto Ispra segnala che nel 2024 sono stati consumati ulteriori 84 chilometri quadrati di suolo, il 16% in più rispetto all’anno precedente, complice l’espansione di cantieri e l’installazione di impianti fotovoltaici a terra.

“Si tratta di una perdita drammatica anche per quanto riguarda il Trentino Alto Adige – sottolinea il presidente regionale di Coldiretti Gianluca Barbacovi – provocata dall’aumento di nuove edificazioni, strutture commerciali e installazioni come i pannelli fotovoltaici posizionati direttamente sul suolo agricolo. Anche in Trentino Alto Adige serve una pianificazione urbanistica più ponderata, in grado di salvaguardare gli insediamenti agricoli e zootecnici storici, oggi minacciati dall’espansione incontrollata delle aree residenziali e della cementificazione”.

L'espansione incessante delle zone urbanizzate ostacola l'assorbimento adeguato delle acque piovane, che scorrono invece in superficie, elevando i pericoli di inondazioni e smottamenti. Oggi più del 90% dei comuni italiani – nota Coldiretti – ricade in zone esposte a rischi idrogeologici quali frane e allagamenti, una situazione aggravata dai cambiamenti climatici, con eventi estremi più frequenti, anomalie stagionali e precipitazioni brevi ma violente.

"Occorre salvaguardare il capitale agricolo e i suoli produttivi -aggiunge Barbacovi- valorizzando il ruolo sociale, culturale ed economico delle imprese rurali nelle aree interne. Una posizione condivisa dal 78% dei trentini, secondo il report Coldiretti/Censis 2025, che considerano l'agricoltura il baluardo più efficace per prevenire il dissesto idrogeologico e tutelare il paesaggio". 

Da ciò deriva l'urgenza di misure rapide per bloccare il consumo di suoli fertili, a iniziare dall'approvazione della legge sul consumo di suolo bloccata da tempo in Parlamento e che – secondo Coldiretti – potrebbe fornire all'Italia uno strumento innovativo e avanzato.

Ma il suolo va ripristinato anche nelle città dove le aree verdi urbane rappresentano solo il 2,9% dei territori comunali e i parchi e giardini con aree gioco una porzione ancora più piccola. Da qui l’appello di Coldiretti alla pubblica amministrazione per un cambio di passo necessario a garantire la presenza di alberi, fondamentali per la salute fisica e mentale, per ridurre le emissioni di CO2, migliorare la qualità dell’aria, favorire la biodiversità, ridurre le temperature.